Il Whisky? Un culto che riscuote grande successo online

Parlare di “culto del Whisky” potrebbe sembrare avventato per i non appassionati ma se guardiamo i dati raccolti e analizzati per questo focus, probabilmente dovremmo tutti ricrederci. Difatti il mercato del Whisky non è più una prerogativa esclusiva del freddo e umido nord Europa ma un mondo che appassiona milioni di persone, dall’oriente all’occidente.

Non a caso sono cresciuti copiosamente gli eventi, le fiere e le degustazioni guidate mentre nei ristoranti questo distillato fa capolino nelle ricette gourmet o come alternativa al vino per accompagnare le pietanze.

La Whisky Revolution

Per alcune riviste la rifioritura del Whisky sul mercato combacia con una “Whisky Revolution” che ha accolto nuovi proseliti in un momento storico in cui le grandi industrie degli alcolici hanno spinto l’acceleratore sugli spirits da cocktail. Eppure questo dolceamaro distillato, raffinato e biondastro, è entrato nei cuori degli italiani al punto da dare vita ad un fiorente mercato digitale del valore economico piuttosto interessante. Se volessimo trovare una “spiegazione” questa si anniderebbe nei centri di Roma e Milano, metropoli che annualmente ospitano festival del Whisky di richiamo internazionale. A seguire anche Firenze, Torino e Venezia hanno dato il via alle danze celebrando il Whisky accanto ad altre bevande alcoliche nazionali, mettendo da parte gli orgogli campanilistici.

Si, perché il Whisky non è un “prodotto” tipicamente italiano e le sparute produzioni nostrane non hanno certamente raggiunto i livelli delle distillerie scozzesi, giapponesi ed irlandesi. Ciò nonostante il numero di estimatori cresce giorno dopo giorno grazie all’animo caldo e avvolgente che si propaga dal palato allo stomaco ad ogni piccolo sorso.

Dal primato europeo all’arrivo dei distillati giapponesi

La rivoluzione a cui assistiamo inizia intorno al 2010, quando le riviste specializzate iniziano a parlare di Whisky Revolution sia in Italia che nei paesi anglosassoni. La riscoperta di questo distillato avviene dopo un calo repentino durato ben venticinque anni che ha rivisto la luce con l’ingresso dei Whisky giapponesi. La loro comparsa sul mercato, forse, ha scosso le produzioni “addormentate” spingendole a migliorare la qualità della distillazione.

Non è un caso se le prime vittorie di Whisky Nikka arrivano proprio all’inizio degli anni 2000, non credi? Dopo un certo shock iniziale il mercato ha iniziato ad apprezzare queste produzioni che vanno avanti ostinatamente dal 1870 e che non si sono mai perse d’animo nella competizione con le produzioni irlandesi e scozzesi.

Il Whisky in Italia

I flussi analizzati dalle associazioni nazionali ed internazionali sui consumi di Whisky, oggi, segnalano che il nostro mercato rimane “anomalo”. Il motivo? Semplicemente perché risulta contraddistinto da una piccola nicchia che consuma poco ma che, al pari di paesi rinomatamente fedeli alla tradizione, si dimostra essere sopraffina intenditrice. Quanto alle scelte d’acquisto gli italiani hanno sfruttato le feste natalizie appena trascorse per accaparrarsi ottime bottiglie online da regalare ai cari vicini e lontani.

Abbiamo vissuto un Natale anomalo, diverso dagli altri anni, per il quale le strenne natalizie e le bottiglie di valore hanno assunto importante rilievo per gli acquisti festivi. Permane tra le scelte dei consumatori italiani la ricerca del single malt torbato assieme agli scotch Whisky per cui i marchi più ricercati sono i soliti “noti” come il Laphroaig, il Macallan, il Lagavulin o il Johnnie Walker.

Primi posti anche per il whisky Talisker on line che guadagna l’apprezzamento e la stima dei consumatori assieme ad altri grandi distillerie come Chivas Regal e Ardberg.

La Brexit influirà sul mercato?

Stando ad un report di Ansa questo cambiamento, tutt’ora da confermare, non ha apportato grosse conseguenze, né tantomeno se ne aspettano in futuro. Anzi l’interesse italiano per i Single Malt e per i Bourbon cresce giorno dopo giorno nonostante le barriere politiche. Se un tempo il consumo pro-capite di Whisky in Italia si attestava sui 0,16 litri all’anno (2014) oggi questa quantità è salita di poco ma è comunque in crescita.

Siamo al trentaquattresimo posto in Europa per consumo di Whisky ma abbiamo guadagnato posizioni di prestigio anche per un altro atteso ingresso: le donne nelle giurie nazionali ed internazionali. Anche per questo le associazioni di settore non temono una crisi causata dalle variazioni dei rapporti tra le potenze europee. Piuttosto spaventa lo spauracchio della crisi che farà sentire i suoi morsi nei mesi primaverili, un periodo in cui si verificheranno ondate di licenziamenti e durante il quale si faranno i conti del crollo dei consumi al quale assistiamo da quasi un anno a questa parte.

Il settore si dimostra preoccupato ma pronto ad affrontare le conseguenze di questo 2020 ma rimane fiducioso sul successo di quella rivoluzione del Whisky, un piacevole rifugio delizioso che accoglie sempre più amanti e aspiranti esperti.

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